
Nel 1918 l’archeologo Antonio Taramelli pubblicò una breve notizia di un pozzo sacro di Gonnosnò, sottolineandone la raffinatezza della copertura del vano scala. Si trattava del pozzo sacro di san Salvatore.
Il monumento è situato a sud della frazione di Figu, nella collina denominata Mitza Santu Srabadori (m 212 s.l.m.).
Il pozzo mostra gli elementi tipologici caratteristici dei pozzi sacri di età nuragica: un atrio o vestibolo, un vano scala ed una camera con copertura voltata a tholos.
L’opera muraria è stata realizzata con marna locale, una pietra pregevole dal punto vista estetico, per via della sua colorazione biancastra e dell’aspetto uniforme, ma assai friabile e facilmente deteriorabile quanto a consistenza. La tecnica è pseudoisodoma, con blocchi parallelepipedi squadrati e sovrapposti a filari alternati e terra tra gli interstizi.
In base al confronto della tecnica edilizia, il primo impianto del monumento di Figu potrebbe collocarsi nel corso del Bronzo Recente, tra il XIII e l’XI sec. a.C.
L’accesso all’atrio doveva avvenire da ovest; da qui ci si immetteva al vano scala attraverso un passaggio di forma trapezoidale fortemente rastremata, sottolineato da un architrave di forma parallelepipeda irregolare. Il passaggio all’interno del vano scala doveva essere abbastanza, data l’altezza della copertura che attualmente, nonostante il parziale riempimento, raggiunge mediamente ca. m 1, 70. La copertura è realizzata a piattabanda, mediante l’impiego di blocchi di grandi dimensioni, per la maggior parte sovrapposti solo parzialmente ed in aggetto, mentre per un tratto risultano perfettamente affiancati. Il corridoio, lungo ca. m 4, immette nella camera sotterranea entro la quale era raccolta l’acqua del pozzo. La camera ha forma subcircolare e risulta in parte ricavata nella roccia; alla base si trova la falda acquifera verosimilmente ritenuta sacra.
Due campagne di scavo (del 2001-2002 e del 2007) hanno consentito di individuare, oltre la presenza del pozzo, anche l’esistenza di altre strutture di epoca storica che testimoniano un’ articolata frequentazione del sito.
In particolare durante l’età epoca punica il settore antistante l’ingresso del pozzo, internamente ed esternamente rispetto allo spazio delimitato dalle strutture pertinenti all’atrio nuragico, ha subíto un’intensa opera di risistemazione. Gli elementi archeologici attribuibili all’epoca protostorica sono rappresentati da una pavimentazione di ciottoli di tufo, un betilo, una cista litica ed uno strato di terreno ricco di ceramica e frustuli di carbone.
Durante gli scavi sopra menzionati è emersa una muratura che potrebbe costituire il paramento esterno del fianco sinistro della chiesa di San Salvatore, di cui l’area conserva il toponimo ma le cui strutture non erano state finora localizzate.
È affiorata altresì un’area cimiteriale intensamente utilizzata: la necropoli è stata parzialmente intaccata dai reiterati lavori agricoli e dalla realizzazione di un taglio praticato in tempi recenti alla base dell’abside della chiesa. Numerosi frammenti ossei pertinenti alle sepolture sconvolte sono stati, infatti, recuperati negli strati superficiali e su un’area maggiore rispetto alla reale estensione della necropoli.
Alcune deposizioni si sono conservate intatte; di esse ne sono state indagate dieci, certamente integre, pertinenti ad individui di giovane età. Si trattava di sepolture a fossa realizzate nella terra, senza alcuna costruzione o delimitazione né uso di segni distintivi che ne indicassero la presenza in superficie ed utilizzate entro un arco cronologico abbastanza limitato. I corpi erano deposti uno accanto all’altro e talvolta le fosse per i nuovi defunti risultavano in prossimità o addirittura in corrispondenza di sepolture precedenti. Tutti gli scheletri erano deposti in posizione supina con testa ad ovest e piedi a est. Le braccia erano sempre incrociate sul petto, più frequentemente con la mano destra sul braccio sinistro. La testa era sempre sostenuta lateralmente da due pietre di medie dimensioni. Solamente in alcuni casi gli inumati hanno restituito materiale di corredo.
Fonte informazioni: Usai Elena, Ciccone M. C., Usai Emerenziana, Floris R., Gli inumati presso il pozzo sacro di San Salvatore (Gonnosnò, OR): la prima campagna scavi, 2008
Come arrivare: da Gonnosnò andare in via Marmilla e prendere la strada comunale Baressa-Gonnosnò (troverete i cartelli indicatori per la fonte e per le tombe dei giganti Lapideddas). L’area di San Salvatore si troverà a 1,7 km, sulla vostra destra. Il terreno è recintato ma il cancello non è chiuso a lucchetto. Troverete apposito cartello indicatore. Una volta dentro il terreno seguite la stradina in pietre che vi condurrà sino al pozzo sacro.
