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Nuraghe Camboni, Perdaxius

Anche il territorio comunale di Perdaxius è particolarmente ricco di testimonianze di età nuragica.

In 29 kmq di estensione si contano ben 27 nuraghi (quasi 1 nuraghe per kmq!).

Il nuraghe più imponente e meglio conservato è sicuramente il Nuraghe Camboni, un quadrilobato vicino al quale è stata messa in luce un’area sacra caratterizzata dalla presenza di un pozzo sacro dedicato al culto delle acque.

L’edificio, realizzato con ciclopici massi di roccia vulcanica, appartiene alla categoria dei nuraghi quadrilobati.

Esso è composto da quattro torri perimetrali unite da un bastione ad andamento retto-curvilineo che si conserva ottimamente sul lato orientale per un’altezza di circa 4,50 metri. Alle quattro torri perimetrali si aggiunge la torre centrale chiamata mastio, che si conserva per un’altezza di circa 4 metri ove è visibile il vano scala ricavato sullo spessore murario della camera. Il cortile interno, localizzato sul lato meridionale della struttura, è in gran parte crollato.

L’ingresso, dovette essere sul lato meridionale dell’intero corpo di fabbrica ma attualmente è ostruito dalla terra accumulatasi nei millenni.

Al momento sono state realizzate tre campagne di scavo nel sito.

La prima ha messo in luce un villaggio di capanne circolari, una delle quali con funzioni sacre, dotata di banconi sedile per i rituali e una canaletta centrale interna coperta da lastre di scisto.

A ridosso del nuraghe è presente una struttura circolare di vaste dimensioni (20 metri di diametro circa) interpretabile come recinto sacro o capanna delle riunioni.

Sul lato opposto, nel versante settentrionale, ad una distanza di circa 20 metri dal bastione murario del nuraghe, gli scavi archeologici condotti nell’anno 2008 dall’archeologo Nicola Dessì, hanno messo in luce un’importante area sacra caratterizzata dalla presenza di un pozzo sacro dedicato al culto delle acque. Il pozzo è caratterizzato da una ghiera monolitica in pietra tenera e sono visibili all’interno le pareti del pozzo per una profondità di circa 1,50 metri. Si intravede ancora il recinto murario e l’ingresso rivolto a sud-est.

Attorno ad esso sorgono altri edifici sacri a pianta circolare e rettangolare.

I reperti archeologici portati alla luce sono perlopiù vasi in terracotta di età nuragica, databili tra il XVI e il IX sec. a.C.

Durante gli scavi è stata portata in luce anche una tomba di età romana databile al IV sec. d.C. Si trattava di una tomba semplice ad inumazione con un corredo funerario caratterizzato dalla presenza di due piatti in terracotta.

Fonte informazioni: Nicola Dessì, archeologo di Perdaxius, che si ringrazia per la condivisione.

Come arrivare: da Perdaxius prendere via Giovanni Pascoli e poi via Risorgimento. Svoltare in via Aldo Moro finché trovate, sulla sinistra, una strada sterrata che vi porterà all’area archeologica https://goo.gl/maps/sqrE87RVHcaPfZTz8

Album fotografico

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