
È noto come “nuraghe azzurro” o “nuraghe blu”: è il nuraghe Genna Corte (o Genna ‘e Corte), a Laconi, famoso per la colorazione delle sue pietre, “fenomeno” che è possibile ammirare anche in altri nuraghi (es: il Lighei di Sedilo o l’Appiu di Villanova Monteleone) ma in misura nettamente minore rispetto al sito di Laconi.
Il monumento è un pentalobato, caratteristica assai rara tra i nuraghi (due esempi sono l’Arrubiu di Orroli e il Cobulas di Milis), ma come si evince dalle foto con il drone, è difficile indovinarne la planimetria in quanto ricoperto di vegetazione.
Il Sequi, nel suo libro edito nel 1985, ne disegna la planimetria (vedasi foto seguenti) e lo descrive come «una costruzione paragonabile, per mole, ai maggiori nuraghi dell’isola, baluardo difensivo del vasto abitato che occupava la sommità della collina». Dice ancora il Sequi: «è, insieme all’Is Paras di Isili, il più notevole nuraghe del vasto territorio del Sarcidanu, ma assai trascurato e poco conosciuto, in stato di assoluto abbandono».
Sempre dal Sequi apprendiamo che il mastio aveva un’altezza residua di oltre 12 mt e conteneva due celle sovrapposte ma già quarant’anni fa la cella terrena era inaccessibile per un crollo. Delle cinque torri di contorno una, quella ad est, era ed è ben conservata e racchiude «una celletta dotata di un nicchione sopraelevato», da cui si diparte un lungo ed alto corridoio.
Nulla è migliorato rispetto a quando scriveva il Sequi, anzi: il nuraghe è, come detto, circondato da tanta vegetazione e non è affatto in buone condizioni.
Fonti: M. Sequi, Nuraghi. Manuale per conoscere 90 grandi torri megalitiche della Sardegna, Robbiate, Multigraf, 1985.
Come arrivare: da Laconi, seguire Corso Garibaldi fino all’Hotel Sardegna, svoltare in via Verdi e seguire i cartelli “Agriturismo” per 9 km. Per accedere al nuraghe bisogna infatti parcheggiare nello spiazzo a fianco all’agriturismo Genna ‘e Corte.
