
Scala Piccada è nota per la cronoscalata automobilistica sarda più antica e la terza in Italia (quest’anno giunta alla 63a edizione). Organizzata dall’ACI di Sassari e dal Comune di Alghero, è valida per il Trofeo italiano velocità montagna e le Coppe Italia nord e sud.
Ma Scala Piccada dovrebbe diventar famosa anche per un gioiello che ospita: una domus de janas con le protomi taurine: la domus de janas appunto di Scala Piccada.
La domus ha, al centro della parete contrapposta all’ingresso, due protomi taurine in rilievo, «realizzate in stile “naturalistico”, vale a dire composte da muso, corna e orecchie: la protome di destra risulta molto danneggiata a causa dell’erosione della roccia, mentre le pareti del vano conservano tracce di colore rosso.
La tomba è scavata nel bancone trachitico-tufaceo alla base del versante occidentale del Monte Scala Piccada. Apparentemente isolata, doveva far parte in origine di una necropoli, i cui resti sono visibili sul lato opposto della strada, con l’individuazione di almeno un’altra sepoltura completamente in rovina.
L’ipogeo è composto da sette vani, la maggior parte dei quali in cattivo stato di conservazione, disposti secondo uno schema “centripeto”. L’ingresso originario, oggi obliterato da terra e pietrame di dilavamento, si apriva a nord-ovest e introduceva nell’anticella, anch’essa non più accessibile, comunicante con l’ambiente principale della tomba.
Questo vano, in parte ricoperto da un deposito terroso e soggetto a frequenti allagamenti, presenta una pianta rettangolare (lungh. m 1.80; largh. m 3.30): sul soffitto è scolpita la rappresentazione in rilievo di un tetto a doppio spiovente, con trave di colmo e cinque travetti laterali.
Nella camera centrale si aprono quattro ingressi ad altrettanti vani di forma vagamente pentagonale; due di questi sono situati sulla stessa parete delle protomi, uno alla sinistra e uno alla destra dei motivi scolpiti.
Gli altri due ambienti si trovano in corrispondenza dei lati brevi del vano principale: a nord una cella molto degradata e interrata, a sud una grande cella, la maggiore della tomba, il cui crollo nella parte meridionale costituisce l’unico accesso odierno alla sepoltura. Questa cella e l’anticella, comunicano con un altro vano di piccole dimensioni, quasi del tutto obliterato da terra e pietre.
In merito al significato delle protomi bovine si sono espressi diversi studiosi: Giovanni Lilliu ritiene che siano la rappresentazione di una principio vitale maschile, “Dio Toro, compagno della Grande Madre e guardiano della tomba”, espressione di una religione erotico-naturalistica legata a società agricole e basata sul concetto di fertilità-fecondità. Ercole Contu vede, invece, in queste rappresentazioni anche un riferimento al mondo pastorale, dove le mandrie dovevano accompagnare, simbolicamente, il defunto nell’aldilà, non escludendo anche la possibilità del sacrificio di questi animali in onore del defunto.
Fonte informazioni: sito Sardegna Cultura
