
Questa la mappa dei siti che sono stati proposti all’Unesco dalla “Sardegna Terra di Nuraghi” (prima “Sardegna Verso l’Unesco“).
A Parigi è iniziata infatti la valutazione preliminare dell’istanza che ora ha ora come titolo «Architettura e spazi di culto, la sacralità della Sardegna protostorica».
18 siti che «rappresentano l’eccezionale patrimonio sacro e cultuale della Sardegna protostorica e si inseriscono nel quadro delle profonde trasformazioni sociali, insediative e culturali che interessarono l’isola tra il 1800 e il 750 a.C.
L’architettura sacra costituisce uno degli elementi di maggiore continuità di questo lungo processo storico, accompagnandone lo sviluppo attraverso una progressiva evoluzione delle soluzioni architettoniche e delle pratiche rituali.
La serie testimonia inoltre la straordinaria diffusione dei luoghi di culto nel territorio: tombe di giganti, templi dell’acqua, templi a megaron, edifici circolari, laboratori specializzati, porticati e aree gradonate per cerimonie pubbliche».
I siti:
–Coddu ‘Ecchju, Arzachena,
–Predio Canopoli, Perfugas,
–Palmavera, Alghero,
-Monte Sant’Antonio, Siligo,
–Romanzesu, Bitti,
–Janna ‘e Pruna, Irgoli,
–Su Tempiesu, Orune,
–Carrarzu Iddia, Bortigali,
–Sa Sedda ‘e sos Carros, Oliena,
–Gremanu, Fonni,
–Santa Cristina, Paulilatino,
–Mont’e Prama, Cabras,
–S’Arcu ‘e is Forros, Villagrande Strisaili,
–Domu de Orgia, Esterzili,
–Serri, Santa Vittoria,
–Is Pirois, Villaputzu,
–Matzanni, Vallermosa,
–Is Concias, Quartucciu.
Nella fase iniziale, nei documenti approvati da tantissimi Consigli comunali nel 2020, si parlava di «riconoscere la tutela di massimo grado del paesaggio naturale sardo».
Si veda anche la mozione approvata in Consiglio regionale: https://www.consregsardegna.it/xvilegislatura/mozioni-approvate/14/
Poi erano stati individuati 32 siti nuragici.
Ora ci si concentrerà su questi 18 siti.
